domenica 4 dicembre 2011

Coerenza

I cattolici e la politica 
La coerenza è il sentimento che deve animare l’agire dei cattolici indipendentemente dalla loro appartenenza partitica.
Poco tempo fa un amico affermava: “…quando si tratta di fare scelte politiche i cristiani non dovrebbero…dividersi… ma chiedersi se quella determinata scelta “politica” sia coerente con il Vangelo o non lo sia; questo dovrebbe essere l’unico parametro di riferimento per il comportamento anche nella vita pubblica…”.
A me sembra che, per non cadere in pericolosi equivoci, occorra chiarire una questione di fondo e cioè che i cattolici sono chiamati ad essere coerenti con il Vangelo sul piano dello STILE di agire, mentre per quanto riguarda le “scelte politiche” il loro riferimento è la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e la propria libertà di coscienza : questo è molto importante altrimenti si finisce per cadere nel fondamentalismo e sappiamo bene quanto esso sia distruttivo.
A chiedere di fare questa fondamentale distinzione è Gesù stesso quando afferma:
 “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” e ciò si capisce in quanto il Vangelo interpella in modo vitale il nostro personale e comunitario rapporto con Gesù Risorto certo, è vero che la nostra fede in Lui, per essere autentica, deve incidere su tutto quanto facciamo ma è altrettanto vero però che la fede, in quanto tale, non può essere applicata in modo diretto alle questioni legate alla convivenza civile in quanto la politica è una continua mediazione tra differenti opzioni e questo proprio perchè soggetta a continui e complessi mutamenti storici, culturali e scientifici i quali  rendono perciò molto spesso difficilissimo trovare risposte unitarie.
Si può comprendere allora perchè non sia  per nulla scontato che i cattolici – confrontandosi tra loro  con lealtà e rispetto reciproco, senza pregiudiziali ideologiche, con onestà intellettuale, dopo avere esaminato le varie opzioni possibili per risolvere i problemi che la società ci presenta - non trovino, alla fine, una soluzione condivisa, essa infatti deve essere la meta a cui  tendere continuamente con tutte le nostre forze e non una forzatura o  peggio una condizione obbligata perché questo finirebbe per diventare uniformismo e ciò impedirebbe di vivere la fraternità come principio politico la cui caratteristica è proprio quella di  rendere possibile l’unità nella diversità.
Afferma il Catechismo Degli Adulti, approvato dalla CEI, riferendosi ai cattolici impegnati nella gestione della cosa pubblica: « L’unità politica di programma e di partito, a differenza della coerenza (con la visione cristiana della vita), non è per i cattolici un’esigenza assoluta e costante. Sulla base di prospettive culturali ed esperienze operative diverse, possono legittimamente arrivare a scelte diverse, pur condividendo la stessa fede, il riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa e la sincera dedizione al bene comune. In ogni caso (da essi) ci si aspetta che siano esemplari per rigore morale, attenzione alla gente, spirito di servizio, professionalità». 
E recentissimamente così si è espresso il Card. Ruini parlando ad un gruppo di politici: «Voi, vivendo in prima persona un’esperienza politica, sapete bene come la politica, ancor più della cultura, sia il luogo della diversità e del confronto delle opinioni, della molteplicità e del conflitto degli interessi e anche degli ideali. Queste diversità e questi conflitti non risparmiano certo e non hanno mai risparmiato i rapporti tra i politici che condividono una matrice cristiana».
Buona riflessione                                                                                           Boccali Angelo

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