sabato 17 dicembre 2011

CHIARA LUBICH e la FRATERNITA' in politica

 Si potrebbe dire che lo scopo stesso del processo politico, affrontando un problema, è quello di passare da un’unità di partenza ad una unità di arrivo, confermata e consolidata, passando attraverso la pluralità delle visioni, delle idee e degli interessi legittimi.
                       
Quest'anno abbiamo celebrato l’unità d’Italia in un’epoca, per questo Paese, di divisione, se non di frammentazione; essa è l’altra faccia, la faccia oscura, della ricchezza plurale: la varietà, senza unità, si perde nei pezzetti dentro i quali ognuno si rifugia, si tratti del frammento costituito dal proprio interesse, o dal proprio partito, o dalla propria idea, o dalla propria bottega.
Tornano alla mente, con forza, le parole che Chiara Lubich indirizzò, il 15 dicembre 2000, nella sala di Palazzo San Macuto, a Roma, ai parlamentari italiani: «Ora – lo sappiamo – all’inizio del terzo millennio, nel nostro Paese si riaffacciano, fra il resto, antichi problemi solo parzialmente risolti, e nuove sfide. Non sarà quindi bene oggi, di fronte al pericolo di nuove divisioni, ricordarsi che ieri l’Italia si è risollevata dalla guerra perché ha saputo ripartire da un nucleo fondamentale di valori condivisi, alla cui base stava, prima di ogni altra cosa, la fraternità?». Ella propose, allora, un «patto di fraternità per l’Italia», per cercare di prevenire il formarsi di nuovi conflitti insanabili: «Perché la fraternità offre possibilità sorprendenti. Essa consente, ad esempio, di comprendere e far proprio anche il punto di vista dell’altro, così che nessun interesse, nessuna esigenza rimangano estranei. Ricostruisce il tessuto sociale e, per essa, acquistano nuovi significati anche la libertà e l’uguaglianza, con tutti gli orientamenti politici e le scelte che da essi discendono».

Chiara all'UNESCO

La proposta della Lubich vale anche oggi ed è tutt’altro che ingenua: essa interpreta correttamente il nostro momento storico, nel quale il “trittico” del 1789 chiede di essere re-interpretato: la proposta della fraternità nella sua dimensione pubblica viene indicata come la via per dare piena espressione alla libertà e all’uguaglianza dalle quali è inseparabile. È una fraternità non famigliare, ma civica, politica, che esige il recupero delle ragioni dell’unità del Paese insieme al rispetto delle differenze che contiene.
Chiara Lubich la propose, nel 2000, ai parlamentari. Una categoria in buona parte svirilizzata, oggi, dalla cooptazione; rappresentanti non scelti dagli elettori ma da gruppi privati – i capi dei partiti – che, in violazione dei fondamentali diritti della cittadinanza, determinano la composizione delle Camere. È una fraternità da riproporre, oggi, ai parlamentari e ai cittadini, per stabilire un nuovo patto, prima e a fondamento delle differenze di orientamento politico, per ridare dignità all’idea di Italia.

Non è la prima volta che ci troviamo in un momento difficile; la lunga storia d’Italia è attraversata da molti passaggi critici. E in tali momenti – prima e dopo il 1861 – sono sempre emersi dei giganti che hanno contrastato il male e la violenza che stavano soffocando la vita civile. Oggi dobbiamo lottare perché quello che è stato costruito dai giganti non venga distrutto dai nani. Anche oggi c’è bisogno di giganti e lo possono essere i comuni cittadini, non perché dotati di chissà quali genialità, ma perché resi grandi dalla fedeltà ad una idea, l’idea che ci fa quello che siamo. Dalla nostra abbiamo la storia, la cultura, l’intelligenza; ma ci vuole, come nel 1861, anche la decisione e la volontà di essere, oggi, l’idea chiamata ITALIA

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