venerdì 21 ottobre 2011

PER UNA RIFLESSIONE SULLE RIFORME ISTITUZIONALI

Finalmente dopo mesi di lavoro il documento è stato approvato, si può cominciare a far circolare ed a portare a conoscenza di altre associazioni, partiti polituici, movimenti ecc. ecc. 






Movimento politico per l’unità

 Premessa
Il dibattito sulle prospettive di riforma dell‟attuale legge elettorale in Italia ha toccato questioni che, al di là della diversità degli approcci e delle soluzioni proposte, riguardano la struttura portante di una democrazia matura.
Non si tratta evidentemente di astratta ingegneria elettorale, ma di assicurare al Paese, secondo regole democratiche il più ampiamente condivise, un sistema politico-istituzionale rappresentativo ed efficace, che sia in grado di affrontare con urgenza le questioni delle riforme strutturali e delle innovazioni in campo economico, sociale, scientifico e culturale, di cui l‟Italia ha urgente bisogno.
Per conseguire tale obiettivo é essenziale che le forze politiche sappiano mettere da parte il proprio immediato tornaconto (anche elettorale) per collocare al centro del loro impegno il bene comune del Paese, in un contesto globale che richiede adattamento creativo, immaginazione politica, capacità di gestione di una crescente e talvolta problematica complessità.
Ancora in tema di rappresentanza e partecipazione viene sempre più in evidenza anche la stessa questione della democraticità interna dei partiti e della scelta dei candidati da parte dei cittadini.
I due temi, quello della riforma elettorale e quello della riforma dei partiti, sono collegati dal fattore comune della maggiore trasparenza e partecipazione alla vita politica da parte dei cittadini, esigenza ormai riconosciuta come improrogabile da uno schieramento trasversale.

1. Una nuova legge elettorale

La legge elettorale vigente.

 Nel caso dell‟attuale legge elettorale, emergono alcune questioni problematiche alle quali andrebbe posto urgente rimedio.
1.  Le liste bloccate non consentono agli elettori di operare una scelta tra diversi candidati di una stessa formazione politica, né esistono meccanismi di partecipazione democratica alla creazione di tali liste, come ad esempio le elezioni primarie istituzionalizzate.
2.  Il diverso criterio di attribuzione del premio di maggioranza (alla Camera su scala nazionale, al Senato su base regionale) può produrre maggioranze diverse nelle due Camere, specie in situazioni di frammentazione partitica quale quella che il Paese si potrebbe trovare a fronteggiare in una prossima fase elettorale.
3.  L‟attuale legge elettorale esprime una forte tendenza ad un sistema maggioritario, con un drastico sacrificio della rappresentatività a favore della governabilità, ma non è inserita in un quadro istituzionale coerente ed armonico che consideri la ripartizione dei poteri nel loro insieme, con tutti i pesi e contrappesi necessari.
4.  Inoltre essa non è espressione di un‟ampia condivisione e pertanto rimane esposta a possibili cambiamenti anche radicali ad ogni nuova legislatura.

Alcuni principi-guida per una riforma istituzionale

Ogni legge elettorale dovrebbe essere valutata sullo sfondo del sistema politico-istituzionale nel quale si colloca, con particolare riferimento ai meccanismi che assicurano l‟equilibrio e il reciproco controllo tra i poteri, il sistema delle garanzie costituzionali, la tutela delle libertà e dei diritti, il rispetto delle ripartizioni nei livelli di governo territoriale.
È auspicabile quindi che il Parlamento possa discutere e approvi un‟ampia riforma istituzionale, accogliendo le sollecitazioni in tale direzione più volte espresse anche dal Presidente della Repubblica. Questo obiettivo richiede a tutte le forze politiche di superare le contrapposizioni e instaurare, almeno su questo tema, un dialogo costruttivo.
A nostro parere la suddetta riforma dovrebbe ispirarsi ad alcune linee guida che qui appresso proviamo ad individuare.

Stabilità e durata delle regole
In una democrazia rappresentativa l‟esercizio della sovranità popolare si concretizza, accanto ad altre importanti forme di partecipazione, attraverso l‟espressione del voto. Ecco perché le leggi elettorali meriterebbero di essere considerate come regole di rango costituzionali, nel senso che esse dovrebbero rappresentare una cornice neutrale per l‟esercizio dei diritti politici. Le regole del confronto politico-elettorale dovrebbero pertanto costituire un patrimonio comune di tutte le forze politiche e rimanere il più possibile costanti nel tempo.
 
Rappresentatività e governabilità
Riteniamo che ogni legge elettorale, in un sistema democratico, dovrebbe riuscire a contemperare due principi fondamentali:
-  assicurare la governabilità, attraverso la definizione di maggioranze parlamentari stabili e durature;
 -  assicurare la più ampia rappresentanza delle forze politiche presenti nel Paese e operanti nei territori.
La riforma istituzionale dovrebbe bilanciare al meglio questi due aspetti che sono entrambi fondamentali per una sana democrazia. In particolare, sul lato della governabilità, non dovrebbe essere possibile avere maggioranze diverse alla Camera e al Senato. A tal fine dovrebbero essere armonizzati i criteri di ripartizione dei seggi nelle due camere, oppure dovrebbe essere superato il bicameralismo perfetto con l‟introduzione di una camera delle autonomie e con la suddivisione delle competenze legislative tra le due camere, una sola delle quali dovrebbe esprimere la fiducia al governo

Fedeltà dell‟eletto al proprio elettorato
 Un principio che ci sembra irrinunciabile é la fedeltà dell‟eletto nei confronti dell‟elettore, anche in termini di continuità, nel corso di una legislatura, dell‟appartenenza al gruppo di originaria iscrizione. A questo proposito, un punto essenziale, collegato alla riforma elettorale, é la questione della riforma dei regolamenti parlamentari. Riteniamo che in Parlamento debbano essere operativi solo gruppi parlamentari costituiti all‟atto della formazione del Parlamento sulla base dei risultati dei voti di lista. L‟assenza di vincoli di mandato di cui all‟articolo 67 della Costituzione dovrebbe essere in questo caso interpretata come la libertà per un parlamentare di lasciare il gruppo parlamentare nel quale è stato eletto, ma solo ed esclusivamente per aderire al cosiddetto "gruppo misto".
La possibilità di creare nuovi gruppi parlamentari attraverso scissioni o riaggregazioni dovrebbe essere preclusa, come pure la facoltà di un parlamentare di aderire singolarmente ad un gruppo parlamentare diverso da quello di originaria appartenenza, fatta eccezione per il menzionato "gruppo misto".

Partecipazione alla determinazione delle liste
I partiti dovrebbero adottare e rendere pubblico prima della compilazione delle liste e in tempi diversi dalla fase elettorale propriamente detta, un codice di auto-regolamentazione che faccia stato dei criteri applicati per la loro formazione, e che comunque preveda una procedura di ampia e sostanziale consultazione degli elettori su base territoriale al fine di individuare i candidati più idonei secondo i seguenti principi:
- dare agli elettori una reale possibilità di scelta tra candidati non solo in virtù dei programmi politici e dei leader che essi sostengono, ma anche, in pari misura, in ragione delle qualità personali; ciò significa consentire agli elettori di votare i candidati proposti in lista anche sulla base di motivazioni di tipo etico e di valutazione dell‟impegno disinteressato;
quale che sia, tecnicamente, il sistema di scelta dei candidati (indicazione da parte degli organi dirigenti dei partiti o, all‟altro estremo, attraverso consultazioni primarie) è essenziale che i partiti garantiscano sempre e senza eccezioni agli elettori la possibilità di scegliere tra i candidati coloro, che a loro giudizio, siano maggiormente meritevoli della loro preferenza sulla scorta di valutazioni comparative;
 - è essenziale, altresì, che gli elettori possano scegliere, nell‟attuale situazione di scarso ricambio della classe politica in Italia, tra un congruo numero di candidati giovani e di donne.

 2. Una legge di riforma dei partiti politici

 L'urgenza di una riforma istituzionale che apporti significative e, auspicabilmente, ampiamente condivise modifiche all‟attuale legge elettorale, riteniamo si coniughi oggi con l‟esigenza di elaborare e portare all‟approvazione in Parlamento anche una legge di riforma dei partiti politici, che li riconosca quali associazioni di diritto pubblico, portando a compimento la dizione dell‟articolo 49 della Costituzione che recita: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Come infatti aveva già proposto con lungimiranza Luigi Sturzo: «Per precisare la responsabilità occorre anzitutto che il partito, pur conservando la libertà che deve avere il cittadino nella propria attività politica, sia legalmente riconoscibile e sia posto in grado di assumere anche di fronte alla legge le proprie responsabilità».
Questo, da parte dei partiti, dovrebbe implicare principalmente quattro aspetti:
1.  l‟obbligo di depositare un proprio Statuto nel quale venga esplicitata la propria ispirazione originale e i propri valori fondanti;
2.   previsione, nello Statuto, di un „Codice etico‟ che contempli seri criteri di selezione delle candidature, volti ad escludere coloro che abbiano pendenze giudiziarie gravi, al fine di tutelare la credibilità delle Istituzioni che essi dovrebbero rappresentare;
3.  previsione, nello Statuto, di regole certe di democrazia interna, fra le quali l‟eventuale obbligatorietà di elezioni primarie per la scelta dei candidati;
4. l'obbligo di presentazione di un bilancio pubblico e trasparente delle entrate e degli impieghi, che è prioritario rispetto alla previsione di norme che prevedano finanziamenti pubblici ai partiti.
Le suddette linee-guida non hanno la pretesa di essere esaustive, né si vuole esprimere alcuna valutazione pro o contro l‟una o l‟altra ipotesi di riforma che è al vaglio del dibattito pubblico, rimettendo al Parlamento la responsabilità che gli compete di operare quelle scelte che trovino la più ampia condivisione. 
 
Preme tuttavia sottolineare che appare sempre più urgente e indispensabile far ripartire con ferma determinazione il dialogo sulle riforme istituzionali, per dare al Paese un quadro di riferimento adeguato alle esigenze di oggi e degli anni a venire.
Con questo intento, vogliamo rivolgere il seguente appello alle forze
                                                          * * *





                               UN APPELLO A TUTTE LE FORZE POLITICHE

L‟Italia sta attraversando una grave situazione economica, in un contesto globale di crisi non ancora superato, con quasi 8 milioni di cittadini in condizioni di povertà e una preoccupante soglia di disoccupazione.
Pur auspicando una riforma istituzionale che il nostro Paese attende da trent‟anni, riteniamo che oggi una riforma elettorale sia inderogabile, e per questo chiediamo fortemente e con assoluta priorità a tutte le forze politiche l‟abolizione delle liste bloccate e la restituzione ai cittadini del diritto di scegliere in modo diretto i propri rappresentanti nelle Istituzioni.
Inoltre chiediamo il riconoscimento giuridico dei partiti, che darebbe attuazione concreta all‟articolo 49 della Costituzione, che li riconosce come strumenti di partecipazione democratica irrinunciabili.
Vi intravvediamo la possibilità di riannodare il rapporto, oggi fortemente compromesso, tra Parlamento e cittadini, tra i parlamentari e il loro territorio, tra la politica e la vita comune.
Questo appello che vi rivolgiamo, come espressione della società civile, dei gruppi, delle associazioni, del mondo del volontariato, di quanti dedicano passione ed energie al bene comune, trova una diffusa condivisione nell‟opinione pubblica del Paese, come è emerso in modo unanime anche nella recente 46ma Settimana Sociale di Reggio Calabria. (1) E‟ un appello che viene avanzato da cittadini facenti riferimento a differenti partiti e orientamenti politici, i quali confidano che almeno su queste richieste minime, che ritengono però di fondamentale importanza, tutte le forze politiche possano trovare un punto di convergenza ed una generale condivisione in tempi brevi.

Movimento Umanità Nuova                                                      Movimento politico per l’unità

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  (1) Dal Documento Conclusivo del Comitato Scientifico e Organizzatore (CEI) della 46ma Settimana Sociale - Reggio Calabria, 14 – 17 ottobre 2010
 Fortemente condivisa è la necessità di completare la transizione politico-istituzionale, perché il rischio è veder progredire i ricchi e i capaci e lasciar indietro i poveri, i giovani o i non qualificati. Occorre salvaguardare la democrazia: interessano riforme che mettano al centro i cittadini-elettori, che ne facciano i decisori finali della competizione propria della democrazia governante. (…) Serve una decisa spinta verso una maggiore democrazia nei partiti. Come sosteneva già don Luigi Sturzo, c’è bisogno di una legge – coerente con i correttivi che vanno apportati alla legge elettorale e alla forma di governo – che disciplini alcuni aspetti cruciali della vita dei partiti, prevedendone la pubblicità del bilancio e regole certe di democrazia interna. In maniera altrettanto convinta ci si è pronunciati per la revisione della legge elettorale a tutti i livelli e per tutte le istanze. Occorre dare all’elettore un reale potere di scelta e di controllo. Bisogna anche affrontare la questione del numero dei mandati e dell’ineleggibilità di quanti hanno pendenze con la giustizia».


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