lunedì 8 febbraio 2010

Chiara Lubich:Testimoniare la fede in politica

Come può essere vissuta la spiritualità cristiana dentro l’agire politico?
Vivere la propria fede, anche in politica, significa concretamente dimenticare se stessi, svuotarsi completamente di sé, per abbracciare ed amare il dolore degli altri, dei cittadini, di un partito, di una nazione. La divisione è il dolore specifico del politico.
Chiara Lubich ci indica quattro modi di impegno cristiano che sono vere e proprie condizioni del fare politico che ci contraddistingue e hanno come fine di suscitare l’interesse dell’altro e di creare le condizioni della reciprocità.

Il primo è dimenticare se stessi: è la condizione di base della libertà, quella che consente di rispondere alla vocazione politica: se si rimane attaccati ai propri bisogni e desideri… non si può comprendere l’ideale dell’altro, che pure è presente e agisce all’interno dello spazio vitale e politico, interagendo con il proprio.

Il secondo è il distacco dalle cose: è la condizione dell’integrità del politico. Significa certamente, non strumentalizzare l’attività politica per arricchirsi; ma significa anche il distacco da quelle “cose” che sono i simboli del potere, le manifestazioni esterne dell’appartenenza alla classe dirigente, che intossicano la persona e creano diffidenza negli altri.

Il terzo è il distacco dai propri pensieri: è la condizione dell’intelligenza politica quella che permette di accogliere e comprendere il pensiero dell’altro, sia alleato che avversario, e di trovare insieme, nel rispetto delle diverse funzioni assegnate dalla democrazia, la soluzione comune che la politica deve dare ai problemi. È questa, forse, la “morte” più difficile perché il pensiero di ciascuno di noi ha una nobiltà con la quale ci identifichiamo.

Il quarto è il distacco dai propri interessi: è la condizione per realizzare il bene comune, che richiede che tutti gli interessi legittimi trovino espressione nella decisione politica. Chiede cioè che ognuno non solo riconosca, ma si faccia carico degli interessi dell’altro, per il buon funzionamento dell’insieme: una persona o una categoria, che non trovassero accoglienza per il proprio interesse legittimo, non avrebbero motivi per continuare ad appartenere alla comunità politica.

Accogliamo allora la proposta di Chiara che ci suggerisce:
«Proviamo, dunque, a riconoscere Gesù in tutte le angustie, le strettoie della vita, in tutte le oscurità, in tutte le tragedie personali e altrui, le sofferenze dell’umanità che ci circonda.

febbraio 2010

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