venerdì 3 febbraio 2012

Oggetto: Caso Lusi : considerazioni di un osservatore colpevole


Il caso Lusi scoppia in Italia perchè gli italiani da troppo tempo si occupano solo del proprio "particulare" .E han dimenticato tutto il resto.
Così chi è riuscito a impadronirsi del potere in questi anni lo esercita per i suoi fini egoistici, fa cioè gli affari suoi,del tutto indisturbato ,perchè più nessuno vuol perdere tempo per occuparsi di come viene gestita la cosa pubblica. L'idea di bene comune è stata soppiantata da quella ben più concreta e redditizia dell'interesse personale, del proprio "particulare" appunto. Ed è cosi che un Paese , anche grande e ricco di risorse , sprofonda nel baratro.
I casi come quello di Lusi, succedono in tutti i Paesi ,ma è chiaro che sono più frequenti là dove gli abitanti hanno abdicato al loro ruolo di cittadini,là dove è venuto meno - o non si è mai formato! -  il senso della responsabilità comune riguardo alla gestione della cosa pubblica, là dove regna il disinteresse ,se non il disprezzo, per la cosidetta"politica "e i suoi rappresentanti.
Il colmo adesso sarebbe che l'emergenza dell'ennesimo scandalo allontani ancor di più la gente dal prendere interesse per le vicende politiche del Paese ,fornendo un ulteriore alibi a chi diserta l'arena dove si dibattono e si ricompongono i conflitti politici.
E' chiaro quindi che non basta gridare allo scandolo.Bisogna "svegliarsi dal sonno", bisogna attivarsi come veri cittadini responsabili di uno stato democratico, interessarsi delle nostre vicende politiche,costituendo gruppi di osservazione e di dibattito,veri laboratori che elaborano progetti e proposte , affiancando i nostri rappresentanti, anzichè abbandonarli una volta eletti. Occorre acquisire piena consapevolezza del rapporto inscindibile- così presente nei nostri Padri Costituenti- fra democrazia e dignità dell'uomo e di come la democrazia non è data una volta per sempre ma va difesa e costruita giorno per giorno.
I primi passi di questo cammino sono proprio quelli indicati nella proposta di riforma istituzionale per esigere una legge elettorale che permetta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e una riforma dell'ordinamento giuridico dei partiti che ne garantisca la trasparenza e la democraticità interna. (vedi in questo blog 21_10_2011)

Giorgio Zecchini e Boccali Angelo

lunedì 30 gennaio 2012

Un pensiero del Mahatma Gandhi


Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: "Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?" "Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.
"Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore. "Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare:
"Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò:
"Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
Infine il pensatore concluse dicendo:
"Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

In ricordo del 64°Anniversario della sua morte avvenuta il 30 Gennaio 1948